Iscriviti alla newsletter Cipr!
Ritrovato un lupo morto nel territorio di Marano Principato
E’ una notizia davvero eccezionale, per
le sue implicazioni, il ritrovamento di un lupo morto nel territorio di Marano Principato ad opera degli agenti del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Mendicino. Appena pervenuta la segnalazione, il Centro di recupero animali selvatici di Rende ha prontamente inviato due esperti per gli accertamenti del caso. Si tratterà di verificare le cause e le modalità del decesso e di trasferire l’animale all’istituto zooprofilattico sperimentale della Calabria per analisi più sofisticate. Anche se da un esame iniziale probabilmente la causa di morte è da attribuire ad un colpo di fucile.
Se fa notizia il ritrovamento di rapaci feriti, vittime del bracconaggio, ancor più suscita indignazione l’attacco mortale a un mammifero ecologicamente così importante come il lupo, sia che avvenga per colpo d’arma da fuoco che per avvelenamento, come ancora succede nelle nostre montagne. Il lupo, infatti, continua ad essere un perseguitato, nonostante le leggi a sua tutela, in quanto diretto competitore dell’uomo allevatore, cui contende in caso di penuria di prede, gli animali da allevamento.
Quando invece l’areale in cui il lupo si muove gli consente di soddisfare le sue esigenze trofiche, la sua funzione di equilibratore nella catena alimentare lo rende anello fondamentale nella struttura piramidale della biodiversità. Dopo un periodo in cui, perseguitato apertamente e senza tregua, era quasi scomparso dall’Appennino, il lupo, grazie a progetti di salvaguardia, è tornato a percorrere i boschi delle nostre montagne. E’ stato individuato in Sila e sul Pollino alcuni individui sono stati monitorati con radio-tracking.
Purtroppo, in Calabria è ancora radicata la piaga del bracconaggio e il numero di selvatici uccisi o feriti è sempre molto alto, segno di un’arretratezza culturale sui temi della salvaguardia dell’ambiente, del paesaggio, della tutela della fauna selvatica. E dire che in altre regioni proprio la presenza, visibile o intuibile, degli animali fa le fortune di un turismo naturalistico che ha saputo cogliere nella natura e nelle sue bellezze le tante possibilità di crescita economica, pur nel rispetto dei limiti che non si devono oltrepassare per far sì che la risorsa ambientale non venga dissipata, talvolta per sempre. Oggi, il ritrovamento di un esemplare di lupo morto, in un’area relativamente antropizzata pone una serie di riflessioni, in vista della possibilità di individuare ed istituire finalmente i corridoi ecologici tra le aree protette presenti sul territorio regionale, una vera rete ecologica che possa garantire le relazioni tra le componenti biotiche e abiotiche dell’ecosistema, a tutto vantaggio della qualità ambientale e degli uomini che abitano il territorio. Torna a farsi strada, ad esempio, il progetto, già lanciato negli anni ’90 dalla Provincia di Cosenza, del parco naturale regionale Potame-Monte Cocuzzo Santa Lucerna, a tutela di eccellenze paesaggistiche e vegetazionali, con una presenza faunistica di tutto rispetto. In quell’epoca, la sensibilità degli amministratori locali non era tale da valutare positivamente i vantaggi che sarebbero derivati a un territorio economicamente poco redditizio dal trasformarsi in area protetta. Oggi, forse, i tempi sono più attenti a certe esigenze e le esperienze collocate in altri contesti hanno dato ragione a chi era dalla parte dei parchi. Perché non riprovarci?



